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28 juin 2009 7 28 /06 /juin /2009 15:07


Una nota - non già di speranza, ma di scommessa : dopo più di ventiquattrore, sono ancora tutti e tutte lì, su quel marciapiede, e a rischio di una retata che li porti in un centro di detenzione, e di smistamento per la deportazione. La vita nuda mostra così la sua irriducibile potenza, disperata vitalità, potenza di persistere nel proprio essere.

Paris, 25 giugno 2009                            

Oreste Scalzone


 


POSCRITTO , 26 giugno

Ieri arriviamo sul marciapiede brulicante-di-vita sotto la Bourse du travail verso le otto di sera, venendo dalla settimanale "assemblea a cielo aperto" sulla piazza-sagrato del Beaubourg dove - come "ieri" contro l'estradizione di Marina Petrella, oggi testimoniamo della determinazione a interporci coi nostri corpi ad una eventuale sciagurata decisione di estradare i nostri fraterni amici e compagni Sonja e Christian.  I CRS che, a loro volta circondati dalla lunga teoria dei loro camion, circondano il marciapiede e "massa umana" che lo riempie di - anche se disperata, vita -, ti bloccano e ti chiedono di aprire borsa o zaino per controllare. Non già "armi improprie", o "proprie" - che so, metti a uno come me che in un libro di Valcarenghi sulla Milano dei Seventies veniva chiamato "Scalzolotov". No, controllano che non si faccia entrare del cibo ! D'altra parte, ci raccontano dei compagni, conosciuti e sconosciuti, e delle donne ed uomini accampati, che la sera prima si è sfiorata la Battaglia perché gendarmes e CRS eseguivano con puntiglio da banalità del male l'ordine di non lasciar accedere, nemmeno le donne, ad un paio di quei moderni vespasiani d'acciaio, a moneta ed apertura automatica, che troneggiano sui marciapiedi della metropoli. Il motivo, « non lasciar deteriorare delle attrezzature urbane ». Stessa cultura - polizia e sindacati di Stato, servo/padronali - di quella specie di Franti d'altobordo, che - senza nemmeno la virtù democristiana, togliattiana, clerico-liberale e clerico-stalinista di ipocrisie e doppiezze - apre l'impermeabile dell'esibizionista per parlare di « quantitativi di donne » e relativi « utilizzatori » (sto parlando, tanto per non far nomi, dell'On. Avv. Ghedini... non ricordo il prenome di quest'infimo).

            Per fortuna, un paio di compagne vanno a cuocere chili di riso ed altro, e tornano riuscendo a lanciare i sacchetti, un po' come "il cuore oltre i reticolati", e i bambini fanno cena.  A proposito, devo scappare a salutare, con altri uomini e donne della rifugiaterìa parigina, i compagni di Sensibili alle foglie (Marita, Renato e la figlia Cloe ; Nicola, Pierofumarola e qualche altro nuovo amico), che ripartono dopo un convegno su Georges Lapassade, la socioanalisi, gli incroci con la Critica della vita quotidiana di Henri Léfebvre, con la schizoanalisi, la psicoterapia istituzionale, e molto altro. Si è discusso, nell'ultima giornata, di « socio-analisi narrativa », di « stati modificati di coscienza », di tarantula, "morso e rimorso", ed altro. Si discute, qualcuno irrompe cantando e ballando tammurriate, si va avanti fino a tardi. Saluti, appuntamenti, abbracci. Rientro qualche minuto troppo tardi per evitarmi lo scroscio di un acquazzone imponente dopo la cappa del caldo. Crollo a dormire un po', e al risveglio piove ancora.

Nella congiunzione fra fragilità fisica, "salute cagionevole" (da - reale o, reale e decretato da ipocondria esportata e proiettatami addosso dalla prima infanzia - "scampato" di giustezza a complicanze da prematuri), e vigilanza iperestesìaca un po' ipertrofica, penso che una notte di pioggia battente non sia stata sopportabile per la gente di quell'odioso marciapiede. Arrivo per cercar notizie, e trovo "tutto il villaggio". I teli azzurri di plastica dura coprono le povere cose accatastate contro il muro di pietra e merda della cattedrale sindacale, i bambini scorrazzano, parlano a voce alta le donne in gruppo, gli uomini fumano silenziosi e a domanda ti raccontano.

            Sono tornato a casa solo per scrivere, alla meno peggio, quanto segue. Lo dico in fretta, d'un fiato, senza ripensarci, senza spiegare, spiegarmi, spaccar capelli, farmi avvocato del diavolo, tentar di tagliare la strada a malintesi e altro del genere : devo tornare , e dunque mi arrendo  ad un assurdo nodo d'ingiunzioni contraddittorie, alla prescrizione, intimazione a doppio taglio, doppio vincolo, nodo scorsoio, groviglio di intimazioni autocontraddittorie, quale « in fretta ee semplice e chiaro e nel linguaggio corrente » ... breve, conciso

"Infame società..." , cantava la romanza anarcomunista "Battan l'otto", originariamente chiamata "Quelli dello sciopero di Terni" (sciopero poi serrata dell'anno millenovecento - moi nonn'Oreste Fabbri lo raccontava, raccontava dei treni coi bambini che partivano per essere accolti dalle braccia fraterne delle famiglie operaie del nord, o di proletari "terroni").

Oggi, ecco, I had a dream. Che una fiumana di gente senza troppi striscioni, bandière, distintivi, orpelli, investa il palazzo rossiccio e vetro della sede centrale della CGT qui a tre passi da dove abitiamo noi, a porte de Montreuil.

Che li si copra di mmerda, li si chiami coi nomi che gli spettano, "Servi dei servi dei servi dei servi", servo/padroni, corporativi, prosseneti, razzisti, stalino-fascisti, teppa, white-shit ! Altro che Lama !

L'affare delle ruspe segno, come un presagio, una profezìa che si autorealizza, l'inizio del declino inesorabile del PCF. Questa vergogna deve segnare l'inizio della fine di un cancro che mina ogni possibilità di anche solo pensare, non si dice la rivoluzione sempre più necessaria e sempre più difficile, fino a sfiorare l'impensabile, ma anche semplicemente delle lotte, foss'anche di adeguate resistenze...

Malgrado a tanti possa far male al cuore, non si può non far soffrire "Billancourt"... * [* L'espressione fu usata da Jean-Paul Sartre, Simone De Beauvoir, Simone Signoret e Yves Montand di ritorno da un ultimo viaggio in URSS dopo il disincantamento. A domanda sul perché non avessero detto a suo tempo, sin da quando se ne erano resi conto, che il « socialismo reale » era innanzitutto una dittatura sul proletariato, risposero « Non potevamo gettare nella disperazione 'Billancourt' » : il nome della fabbrica alludeva, simboleggiava la classe operaia e tutto il gigantesco rizoma di movimenti sociali che, nella sua schiacciante maggioranza, aveva riposto e continuava a riporre in quella che per noi era una contradictio in adjecto allo stato puro, la mostruosa Chimera di una "Patria della liberazione umana", di uno strano attrattore che confiscava le speranze, di un Leviathano travestito in tuta blu e stella rossa sul berretto... Dicevano i quattro, che non se l'erano sentita di provare a sfatare la loro fede, a rischio - quasi certo - di gettarli nello sconforto, in una disillusione senza né via d'uscita, e nemmeno consolazione possibile.  Certo, gli si sarebbe potuta opporre un'osservazione di Marx : "se noi strappiamo via i fiori di carta che ammantano, coprendola, la nuda catena dello sfruttamento, non è per lasciare i proletarî ancora più disperati e soli ; ma bensì perché, riconoscendola, possano spezzare la catena e cogliere i fiori vivi...". Voilà]

Bisogna andare a 'dare il fatto loro' a tutti i poteri costituiti, la catena di commando sociale che sta dietro questo orrore ed oscenità. Qui si, l'indignazione non è quella cosa 'a corrente continua', tra sindrome di querulenza e pensiero-propaganda, che finisce per diventare giaculatoria un po' abietta, autoriconoscimento, vanitas al fondo identitaria (cioé dell'ordine del patrimoniale, degli assi ereditarî, cioé del proprietario ; e del rappresentarsi).

Sinora, le "Compagnerìe" intese nel senso più lato, più indiscriminato, brillano per la loro assenza. Se si tratta delle "difficolà della vita", del caldo, dell'impossibile ubiquità..., foss'anche del "tengo famiglia", pazienza. Ma me interessano gli uomini e le donne con cui dividiamo tanto - al netto di tutto - tempo-di-vita, di ascolto e di parola. Se malauguratamente tante persone, circoli, reti e rizomi, ribelli, critici, rivoltosi, ultraradicali, "antagonisti", mantenessero una tiepida distanza, magari in nome di critiche, obiezioni, magari di tipo "più radicale", più "puro e duro", più "rivoluzionario", non potrei che dir loro che questo, 'peggio che un crimine', sarebbe un errore. Si porrebbero infatti di colpo come tanti praticanti una critica della critica critica, poco importa se di parole, d'atti o d'entrambi. Diventerebbero autoreferenziali, in qualche modo "di lusso", facile oggetto su sarcasmi sui dimolto rivoluzionarî...

Questa volta, la tempestività si impone, sui piani e per gli ordini di considerazione più diversi. Svicolare questa 'linea di fronte', significherebbe essere ben partiti per un'àlgida vita virtuale, un'altrettanto virtuale rivoluzionarietà.


26.VI.2009                                Oreste Scalzone


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11 mai 2009 1 11 /05 /mai /2009 14:33
Repubblica - 10 maggio 2009   pagina 2   sezione: POLITICA INTERNA
Scalzone: Pino fu ucciso dallo Stato D' Ambrosio: le perizie lo escludono


ROMA - «L' avevo previsto che il gesto di Napolitano, che ho interpretato come un segnale di pacificazione, poteva riaprire la polemica sulla morte di Pinelli e far riparlare di omicidio». Gerardo D' Ambrosio, oggi senatore Pd, fu il giudice istruttore del caso. Quando ascolta quanto ha detto a Parigi l' ex leader di Potere operaio Oreste Scalzone reagisce come chi vede confermata una certezza. Scalzone legge il passo del Colle così: «è chiaro che hanno riconosciuto, a quarant' anni di distanza, che fu un omicidio di Stato». D' Ambrosio non vorrebbe rinfocolare le polemiche: «Stavolta almeno non parlano di omicidio volontario, non lo fa neppure Sofri, ma di "omicidio di Stato". Nell' inchiesta stabilii che Pinelli non era responsabile dei reati per cui la polizia sospettava gli anarchici, le bombe sui treni di aprile e di agosto. Era estraneo a piazza Fontana, come dimostrai con una ricostruzione minuziosa di quello che aveva fatto quel 12 dicembre». Scalzone non la pensa così: «Se un uomo, fermato, entra con i suoi piedi in questura e ne esce volando da una finestra, la responsabilità è dello Stato». D' Ambrosio replica paziente: «Non trovai alcuna prova per dire che Pinelli era stato ucciso e che il commissario Calabresi era in quella stanza». E non fu suicidio: «Non aveva nessun motivo per compiere un simile gesto perché era del tutto estraneo alla bomba. Ipotizzai un malore dopo i tre giorni da trattenuto in questura e contestati ai poliziotti il reato di arresto abusivo». Per Scalzone la tesi del «malore attivo» fu «il frutto del compromesso storico antelitteram». D' Ambrosio s' arrabbia: «Ma che compromesso... Fu Panorama a usare l' espressione, non io. E compromesso su cosa? Uno che non ha né mangiato né dormito per tre giorni è molto più facile che abbia un malore piuttosto che si suicidi. E non fu ucciso: le perizie esclusero che gli avessero fatto l' agopuntura, dato il siero della verità o un colpo di karate, i poliziotti furono assolti. La verità è che fu una vittima innocente della strage di piazza Fontana». - LIANA MILELLA

Apcom
Pinelli/ Scalzone: Riconosciuto l'omicidio di Stato

"Ma fu errore personalizzare campagna contro Calabresi"
Milano, 9 mag. (Apcom) - "Comunque la si voglia abbigliare è chiaro che invitando al Quirinale la vedova di Pino Pinelli hanno risconosciuto a quarant'anni di distanza l'omicidio di Stato". Lo dice al telefono da Parigi parlando con Apcom l'ex leader di Potere Operaio e di Autonomia Operaia Oreste Scalzone, condannato in processi di terrorismo, rifugiato in Francia dal 1980 e poi libero per intervenuta prescrizione. Scalzone spiega di tenere a precisare "un'altra cosa importante, che poi è quello che noi di Potop abbiamo sempre pensato. Sulla morte di Pinelli fu giusta la campagna contro lo Stato, ma non la personalizzazione della stessa contro il commissario Luigi Calabresi perchè a noi non interessava l'individuazione di un colpevole. Colpevole era lo Stato, il 'sistema'. Se un pacco postale viene distrutto la responsabilità è delle poste. Fu una mancanza di radicalità contro lo Stato da parte del movimento puntare il dito contro Calabresi. Non potevamo noi rappresentare l'occhio di Dio sulla verità. La sanzione giudiziaria non ci interessa. Mai.". "Se un uomo, fermato, entra con i suoi piedi in questura - dice Scalzone - e ne esce volando da una finestra, la responsabilità è dello Stato. Il movimento se ne ha la forza rade al suolo la questura ma non se la prende con il singolo funzionario di polizia come persona". C'è una sentenza del 1975 che parla di "malore attivo"... "Quella sentenza - replica l'ex leader di Potere Operaio - è il simbolo del compromesso storico antelitteram che ha retto la Repubblica italiana fin dall'inizio. Quando nel 1997 il progetto di indulto sugli anni della lotta armata fu seppellito dal populismo penale, all'emergenza si sostituì il culto della punizione assoluta e infinita, la privatizzazione della giustizia penale e il passaggio dello Stato a braccio secolare delle parti civili private. Il discorso su memoria e oblìo è diventato il terreno di una crescente abiezione. Con il risultato di consegnare un pugno di uomini e di donne a una dannazione infinita quasi che fossero gli unici e più diabolici responsabili di violenza, quasi che fossero responsabili di crimini contro l'umanità, gli unici imprescrittibili e sottoposti alla legge di Norimberga".
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5 mars 2009 4 05 /03 /mars /2009 21:28
Rassemblement vendredi 6 mars 2009 pour la libération de Julien Coupat.
Rendez-vous à 14H devant la chambre de l'instruction, esc A,
au Tribunal de Grande Instance de Paris (M°cité).


Ce vendredi 6 mars, après un nouveau rejet de la demande de mise ne liberté de Julien Coupat par le Juge des Libertés (alors qu'un autre Juge des libertés, dessaisis depuis, l'avait jugé libérable le 19 décembre 2008), la cour d'appel devra déterminer si ce rejet est fondé. Force est de constater que le dossier des mis en examens dans l'affaire dite « des sabotages de la SNCF » n'a cessé depuis novembre de se dégonfler, que les détenus ont été un à un libérés sans que jamais un seul nouvel élément à charge ne soit porté à la connaissance de la défense et a fortiori du public.
Julien Coupat est le dernier des neuf mis en examen dans cette affaire à être encore en « détention préventive », sous le chef d'inculpation de « direction d'association de malfaiteurs en lien avec une entreprise terroriste ». Ce chef d'inculpation relève du régime  « criminel »  et l'expose à une peine pouvant aller jusqu'à 20 ans de prison.
Nous considérons que les pouvoirs publics et l'institution judiciaire cherchent à ne pas perdre la face en reportant tout leur acharnement sur une figure de « chef » qu'ils ont eux-mêmes monté de toutes pièces. Nous appelons donc à un rassemblement pour exiger la libération de Julien et la fin d'un feuilleton politico judiciaire qui n'a que trop duré.
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7 février 2009 6 07 /02 /février /2009 19:31
La telenovela dilaga in lungo e in largo ogni giorno, cominciamo dall'ultima puntata - il resto, è giocoforza congelarlo, per rivenirci dopo.

Dove sta andando a finire - o dove vuole arrivare - la coppia Battisti-Vargas?

  Già che lei è entrata come un elefante in una cristalleria, con un'intervista in cui contraddice quella che chiama <una cara amica> - la signora Bruni-Sarkozy -, smentendo la sua smentita su una intercessione sua, e a sua volta di suo marito, a favore di Battisti. Smentita fatta alla TV italiana, nel pieno di una campagna di vero e proprio linciaggio, che non si è fatta scrupolo di attaccarla "come donna" (nello stupefacente silenzio dell'intellighentzsjia del femminismo di sinistra che tanto aveva predicato in proposito, stigmatizzando a destra e a manca, politically-correzionando...).


  A ruota, Battisti, in un'intervista al giornale Isto è, viene a fare delle "rivelazioni" che ci lasciano allibiti, e tra chi ha condiviso con lui la condizione fuggiasca, il precario asilo e l'ipoteca sul futuro con la spada di Damocle dell'estradizione ; nonché tra quanti lo hanno difeso e si sono battuti per lui, seminano costernazione, doloroso stupore, amaro in bocca. Leggiamo con turbamento che racconta di esser stato fatto scappare dalla Francia dai servizî segreti (?!?).

  Si oscilla tra incredulità (ma in questo caso, una simile disinformazione, di cui sfugge la ratio, sgomenta e fa scandalo altrettanto), e la domanda : "Perché lo avrebbero <esfiltrato>? In cambio di che?". E perché mai, vero o fiction che sia, viene a dirlo come se fosse la cosa più normale del mondo, offrendo sponda e argomento alle calunnie "pistarole", in particolare stalino/fasciste, in materia?


  Lei, Vargas, interviene di nuovo per precisare, in una dichiarazione all'ANSA, che Battisti conosce il nome della persona "servizievole", che non è riconducibile alle sfere d'influenza di Sarkozy o Chirac, ma ai superstiti del potere mitterrandiano. Poi riviene alla carica, rettificando ancora : non si tratterebbe esattamente di un agente dei servizî, ma di una personalità vicina ai governi della presidenza-Mitterrand.

  Manca solo che lancino un altro strale avvelenato contro qualche figura che si sia particolarmente impegnata nel senso della <France, terre d'asile>, e nella cosiddetta <dottrina-Mitterrand>, che magari ne sia stato l'artigiano e lo strenuo difensore...


  Quale ratio è possibile individuare? Non si vedono criterî <razionali>, fossero i più utilitaristici, opportunistici, strumentali. Come con quelli che ora Battisti definisce <i miei ex-compagni rifugiati> ; come con gli avvocati suoi e di tutti noi, Jean-Jacques De Felice e Irène Terrel, a suo tempo ricusati, dobbiamo pensare dunque a intenzione maligna - andando ad immagini quali quella della "serpe in seno" ? Applicare una chiave morale? Oppure una sorta di <essenzialismo>, come nell'apologo dello scorpione caro a Orson Welles dello scorpione - che in mezzo al fiume punge la rana che ha convinto a traghettarlo, e ad essa che gli chiede "Ma perché l'hai fatto? Anneghi anche tu..." risponde : "È la mia natura" ? Preferiamo pensare al male di vivere, a sofferenza esistenziale, psichica e alla sua razionalizzazione. Ma l'enigma resta.


  Una sorta di cupio dissolvi, una profezia volente autorealizzarsi, per farlo essere realmente il "maudit", il solo-contro-tutti, il malamato concentricamente ? Lo stesso dispositivo, assunto come coppia ?

  Battisti in Brasile ha già in passato 'rovesciato la tavola', mandato a baracca la scacchiera, rifiutando e sabotando delle possibilità di scampo, delle soluzioni "brasiliane" che gli avrebbero permesso di ricostruirsi lì una condizione del tipo di quella "francese". Pulsione suicidaria, come quella di essersi comportato in modo irresponsabile verso di sé in prima e ultim'analisi, un modo assurdo per una persona a rischio mortale qual'era?


  In ogni caso - fosse pure mera <razionalizzazione> in senso clinico - c'è che si diceva convinto di una sua quantomeno virtuale naturalizzazione in Francia, e metteva la barra dei suoi obiettivi all'altezza di un suo rientro, appunto, in Francia : dove aveva amici, colleghi scrittori, pubblico, famiglia...

  Adesso sembra quasi recidivare, rilanciare mettendo a rischio quello che ha ottenuto, che nessun altro o altra delle centinaia e centinaia di fuggiaschi dal teatro degli "anni di piombo" e del loro strascico penale aveva ottenuto, e neanche chiesto : uno statuto di <rifugiato politico>.

  Sembra temere un assestamento che richiuderebbe la vicenda su un qualcosa che non gli basta. Sembra tirare ancora una volta la corda, far saltare quello che c'è e rilanciare sulla posta che gli interessa.

  Tra l'altro, c'è sempre una ridondanza controproducente, l'idea che accumulando argomenti magari contraddittorî si sia più efficaci.  In Brasile, sarebbe dovuta bastare l'incontrovertibile <politicità>, sanzionata tra l'altro (come aveva fatto osservare Cossiga in una lettera a Lula) dall'applicazione delle aggravanti previste dalla legge speciale detta "legge Cossiga", per l'appunto. Si aggiungevano poi il fatto che il Brasile ha abolito l'ergastolo ; che un "Paese richiesto" applica le sue proprie amnistie ; che c'è comunque il nodo della contumacia...

  Si sarebbe potuto aggiungere qualcosa di circostanziato sull'<emergenza> ; sui paradossi anche "post- e anti- giuridici" della doppia ossessione, sicuritaria e penale ; sul fatto che, nel caso dei Pac, sono stati documentati casi di ricorso alla tortura... Questo si sarebbe potuto sbattere in faccia, per esempio, al procuratore dottor Spataro, esattamente a lui.

  Infarcire le motivazioni di cascami della 'Vulgata' "girotondista", con argomenti di pura suggestione sull' "Italia della <Prima Repubblica>" come minimo "fascista", e della "Seconda" come variazione se possibile peggiorata, non è stato, oltretutto, una ridondanza anche controproducente? [Cfr. puntate passate e prossime].

  I mezzi, la ratio delle 'mosse', risultano incomprensibili a noi "semplici". Ci sfugge un qualsivoglia senso "strategico" o "tattico", anche nel più puro pragmatismo utilitarista, opportunista e anetico, di queste rivelazioni centellinate e in crescendo che sembrano uscite dalla mentalità contorta di chi, a furia d'inventare intrecci polizieschi, finisce per vedere la vita come un vortice di complotti, le genti come fotocopie di marionette, la realtà decretata da "pupari", e alla fine da un qualche "ragno" come il Bafometto al centro di un universo di tenebra... Sembra, qui, che l'intreccio e i personaggivita e sulle persone : davvero, come nel titolo del primo romanzo di Cesare, "Travestiti da uomini". Insomma, l'autore 'scritto' dal personaggio... [...] ad esso adeguati prendano il sopravvento sulla


  C'è un altro aspetto. Battisti a partire da un certo momento si è convinto, o lasciato convincere, di esser stato vittima della logica della rivendicazione e della difesa 'con le unghie e coi denti' di un <asilo uno, indiscriminato, per tutti e ciascuno> - che un pugno di noialtri, tra cui il sottoscritto, aveva affermato e praticato accanitamente, "contro vènti e marèe", per lungo tempo nell'isolamento e nelle ostilità concentriche (tra certuni per ragioni e passioni ideologiche, tra cert'altri per un "primum, vivere!"  ridotto all'"ognun per sé", perché "la carne è...forte", come dice Zivago) che prevalevano anche chez noùs, tra noi, nei territorî esistenziali della "rifugiaterìa". Si era convinto che questa cosa lo avesse 'sacrificato' ad interessi d'altri.  Dimenticando che senza quella "morale provvisoria" (nel senso della frase di Deleuze : <Cercare di essere all'altezza di ciò che ci capita>), senza quella 'divisa' e le linee, le deontologìe, le condotte pratiche che ne discendevano, un esemplare tipologico quale quello definito dal suo profilo giudiziario, penale, non avrebbe mai potuto rientrare in Francia dalla lunga fuga 'lontano da dove', in Messico, affrontare una procedura d'estradizione e vincerla, com'era accaduto nel '91. E poi, come fruitore, come tutti noi, di un asilo di fatto, restare in Francia, divenirvi scrittore, e di successo... Se questa innocenza che è legittimo che gridi non l'ha gridata prima, anche nei sette anni di Messico, era piuttosto perché l'avrebbe gridata al vento, eppoi nessuno glielo chiedeva... Se ad un tratto ha pensato di doverlo fare, perché reinventarsi il passato, e inventare un universo fosco di "pasdaran" dell'egualitarismo al ribasso? Non ce n'è neanche l'esigenza in punto di logica!


   A partire da un certo punto, già allora cominciò a sembrare frastornato dalle vociferazioni di una campagna in cui una lettura dei fatti storico-sociali nella chiave del giallo poliziesco, inevitabilmente "dietrologica", veniva dall'area dei romanzieri "giallisti" trasformata in argomentario di campagna : senz'altro con la buona intenzione di salvare un collega e amico - oltreché mossi dall'assillo, più o meno consapevole, di difendere se stessi  e la loro propria rispettabilità... Ma gli effetti sono stati nefasti su tutti i piani.

   La Vulgata "girotondista" del delirio della <restaurazione della Legalità> (considerata <il potere dei senza-potere>) come orizzonte del desiderio ; la 'scenarizzazione' dell'Italia come "Paese mai uscito dal fascismo", come anomalia e merdaio del mondo, come 'caso' di una società, la cui 'dominante', la cui natura, è data da trame, complotti, <strategie della tensione>, mene di servizî segreti, deviati, fascisti, grigî, bianchi, amerikani, eppoi da una "sindrome di teledipendenza" rispetto ad una "videocrazia"... Questa subcultura da disinformacjia kgbista, da nov.langue speculare a quelle del <Mondo Libero>, ma con in peggio - dal nostro  punto di vista - il fatto di attaccare come una peste i cervelli e i cuori "nostri", di devastare ogni ragione critico-sovversiva, e non di ledere e far danno ad una razionalità, che so, liberale..., era stata 'esportata' a piene mani in Francia da un'intellighentzsjia di sinistra dello Stato, che poi è stata la prima, quando l'ha vista usata per difendere un fuggiasco dalla caccia all'uomo, a sparare addosso a chi a questo fine la usava, e a chi ne era il beneficiario : ridicolizzando gli uni, 'mostrificando' l'altro.


   Per orgoglio "diabolico", degno di miglior causa, i romanzieri francesi, di fronte a questo voltafaccia, non sono stati sfiorati dal dubbio sulla qualità, nel merito,  del loro argomentario, e sul rischio che questa propaganda travestita da pensiero finisse per esser controproducente come un "fuoco amico". Macché! Semplicemente, hanno pensato che i Maîtres à penser , gli Opinion-makers italiani fossero dei voltagabbana "vendutisi a... Berlusconi".


Mescolando a questa delegittimazione caricaturale di un'intera storia ( dove c'era più posto il Maggio strisciante, l'Italia 'anello forte' delle lotte operaie autonome, laboratorio sociale di una nuova autonomia sovversiva nella metropoli capitalistica? Se l'Italia era quella dei "girotondisti", non a caso ogni gesto di rivolta, dalla sassata alla molotov e ancora in su, diventava impensabile se non come provocazione ! Il legalitarismo diventava integristico, totale, cosmico...), l'errore che ne conseguiva era di pensare di poter ri-centrare la difesa su una rivendicazione d'innocenza in punto di fatto, e anche di tipologia, di proprio modo d'essere.


  Nessuno ha fatto contestazioni "moralistiche" a questa svolta "sostanzialista" : semmai, si è ricordato che, in materia d'estradizione, non appena si accenna a questo terreno i magistrati della Chambre ricordano di non essere "istanza di un grado ulteriore di giudizio" (<Qui non siamo in sede di revisione di un processo, qui giudichiamo dell'estradabilità 'in punto di diritto'. L'innocenza, l'imputato la farà, perl'appunto, valere in Italia, che è luogo e sede propria...>).


  Tutt'al più; gli avevamo fraternamente consigliato di "non lasciarsi estorcere una confessione d'innocenza" , soprattutto sul piano della propria auto-rappresentazione, che definisce un <tipo>. Punto. Ma Battisti si dev'esser convinto - o comunque ne ha fatto mostra - che il suo grido d'innocenza gli era stato impedito da una sorta di lobby che (per moralismo ideologizzato e per imporre una sorta di egualitarismo al ribasso a favore di quanti non erano entrati nella dialettica dell'innocenza e della colpa e avevano rivendicato - come i "brigatisti" una corresponsabilità etica 'in solido' con tutte le scelte e gli atti dell'organizzazione a cui liberamente, e non "coscritti", avevano aderito) lo avrebbe tenuto in una sorta di soggezione da ricatto morale.

  Così dipinge, in Ma cavale, noialtri, definiti <ex compagni>.


  Ecco, pensiamo che una delirante logica del "tutto o niente", che si è posta come obiettivo il riconoscimento di un'Innocenza in punto di <verità storica>, e anche di identità - <innocenza> come non-colpevolezza fattuale e anche in senso agostiniano, innocenza <quella vera, quella dell'anima> -, lo ha perduto come ha perduto già altri [Cfr., nota su "mai e poi mai avremmo potuto concepire", oppure "Eravamo compatibili...", nel processo-Sofri e dintorni].

  In buona logica, la <presunzione d'innocenza> e l'onere della prova all'accusa, son motivati dal fatto che l'innocenza, come la non-esistenza di un fatto o una cosa, non è quasi mai dimostrabile. [...]


  Difronte a questi nodi, Battisti dev'essere affondato nelle sabbie mobili di un misto di "legittimismo", di vittimismo, che si gonfia di risentimento mortale. Ecco l'odio di certe interviste, prima contro "i brigatisti", poi "gli ex-compagni" ; e da ultimo - nell'intervista a <Isto è> si taglia col coltello! -, una sorta di sordo rancore contro Marina Petrella, come di gelosìa perché la battaglia su di lei e con lei ha finito per vincere...


  Non voglio parlare di "invidia", o cosciente malanimo. Parlo, della sensazione di esser stato proditoriamente usurpato di un qualcosa che gli era dovuto : questo è rivelato da formule del tipo "io l'unico  ancora perseguito...". Naturalmente, in una sindrome di questo tipo, non si guarda a chi sta peggio : basti evocare la vicenda di Paolo Persichetti, che, lui sì, potrebbe ritenersi l'unico caprio espiatorio : sarebbe un errore contro se stesso coltivare questo stato d'animo, ma sarebbe attualmente fondato!


  Battisti - credo che la cosa più terribile sia che se ne sia autoconvinto -, si considera, nel 'picco' "ipomaniaco", megalomane di una sua sorta di <bipolarità>, il "Nemico pubblico numero 1" . Il rovescio "down", depressivo di questo, è il considerarsi Il perseguitato, L'Innocente : l'unico, e per questo il più conculcato.

  Attitudine, 'scivolo' pericolosissimo, distruttivo per lui e per gli altri. Ne nasce una sindrome del "C'è tutto per tutti, e niente per me" . Che può passare, prima al "Tutto anche per me, o niente per nessuno", e poi scivolare in un "Adesso, tutto per me e niente per tutti gli altri!".


  Tutto questo è terribile, ma può dare una spiegazione. Tutto questo è talmente terribile, da evocare, più che lo scandalo e il disprezzo, un turbamento profondo per il suo carattere malato e il suo esito, in ultima analisi e prima di tutto, autodistruttivo, a cominciare dal suicidio morale.


  Tutto questo rende più - non meno - delirante la caccia all'uomo, l'immagine che si vuol dare, della rivolta di un intero Paese, di una società, un "Popolo" intero contro uno ( e di che spessore...).

  Di che 'lega' siano fatte queste urla patriottarde e forcajole, i loro argomenti che si drappeggiano nel dolore dei familiari delle vittime per dar vita ad un vero e proprio populismo penale tra società e Stato, lo mostra l'evento grottesco della votazione, un paio di giorni fa, di una mozione di sostegno all'Italia avverso la decisione brasiliana di non estradare Battisti : dell'ottantina di parlamentari italiani al Parlamento europeo, solo sette hanno ritenuto che la Causa valesse il costo di un biglietto d'aereo più caro... Il loro "Onore" vale meno di un sovrapprezzo - ed è detto tutto.

Vorrei osservare, 'per intanto', solo una cosa su questa Crociata contro l'impunità e noi impuniti, di cui Battisti diventa il paradigma. Non risponderò con la -vera, ma che resta un truismo, e impotente - ritorsione su chi siano i "veri", certo "i più grandi", <impuniti>.


  Dico piuttosto un'altra cosa : l'impunità, anche quella contro i nostri peggiori nemici, è sì iniqua, ma iniqua è la vita... Se ogni gazzella volesse vendicarsi del leone ; se, rispetto alla storia di questa specie anomala di <esseri parlanti>, specializzati nella parola e perciostesso <pericolosi>, perché affrancatisi dal codice genetico dell' autoconservazione della specie, si fossero voluti punire tutti i torti, tutto il sudore e sangue fatti versare....tutto questo immenso fiume di sangue, insomma, questa specie sarebbe da gran tempo finita : chè, se la vita è iniqua, e l'impunità è condizione del poter continuare a vivere, c'è una cosa che (come dice Totò ne 'A livella ) è di certo equa, chè ugualmente tocca a tutti e ciascuno : la morte. [...]

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30 janvier 2009 5 30 /01 /janvier /2009 20:59
Se mi tengo strettamente al punto di vista dell'interesse particolare dei fuoriusciti dall'Italia del dopo- anni '70/'80, rifugiatisi in Francia e altrove, al loro destino, devo dire che questa inedita isteria di Stato e di "scrittori e popolo", di <società civile> e di plebi aizzate a urlare al linciaggio, lo spettacolo del "Tutti contro uno!" , eppoi di così mediocre consistenza, spessore foss'anche semplicemente simbolico, è andata talmente oltre che - fuori dai confini d'Italia - ha doppiato il capo, il punto di non-ritorno oltre il quale ogni parola in più  ottiene l'effetto contrario, si rivela controproducente.

    Dunque, potrei dire, "Continuate così, ancora uno sforzo... Se un Berardi o un Borghezio - ma non solo - non esistessero, ci converrebbe inventarli! Ogni bercio o sofisma in più, è per noialtri un'assicurazione sul futuro, contro ogni rischio d'estradizione : una manna...".

    Lo spettacolo di sé che sta dando "l'impresa-Italia", che stanno dando la <società politica> e in generale i piani alti delle istituzioni e della società ;  gli umori che la loro abietta majeusi fa trasudare dal vaso di Pandora del bassoventre della società, lasciano infatti, prima ancora che scandalizzati, allibiti anche persone che "naturalmente" si troverebbero dalla loro parte.

    Mi risulta che figure pubbliche brasiliane, che mantenevano una forte perplessità ed incredulità rispetto a giudizî - che gli sembravano eccessivi e propagandistici - sullo stato delle garanzie giuridiche in Italia e sulla natura del suo <ordine giuridico interno>, hanno modificato radicalmente, un giorno dopo l'altro, il loro giudizio, rispetto a ciò che venivano ascoltando e constatando de visu ogni giorno. Insomma, la "parte italiana, richiedente", si è cacciata da sé nella condizione di quell'orribile condizione che il gergo mafioso definisce "dell'incaprettato" : ormai, più si agita, più aggiunge berci, spinge al proscenio personaggi, argomenta e vocifera, più si condanna al discredito, dunque alla sconfitta. Se invece di fermarsi, tanto più rilancia quanto più è frustrata, la spirale viziosa si serrerà intorno al suo collo.

    Spingendo in avanti dei soggetti privati, le parti lese ; facendosene scudo, alibi, esponendole come "teste di turco" ; giocando empiamente sul loro dolore, aizzandole, mettendo a prezzo la loro sofferenza ; non decidendo mai una legge sui risarcimenti materiali, e cooptandone qua e là qualcuno, retribuendolo con candidature ed elezioni al Parlamento e altre cariche politiche ; raccontandogli l'infame dottrina per la quale senza la <retribuzione>  consistente nel castigo, nella punizione certa e <infinita> di chi la <verità giudiziaria> ha decretato colpevole ; stravolgendo la norma, la dottrina, la Costituzione e pretendendo di legare la pena al primato della logica detta <retributiva> ; dismettendo le proprie prerogative sovrane - per esempio in materia d'indulto ed amnistia - e facendole coincidere con la logica che presiede all'istituto della grazia; scatenando in modo demenziale e criminale un mercato e una "guerra fra tutti e tutti" gli egotismi identitarî, legittimistici, vittimarî ; spandendo psicosi e <razeionalizzazioni> di passioni tristi, sospetti, risentimenti, rancori....,  hanno fatto e continuano a fare gli apprendisti stregoni.
Il guaio è che seminano vento, e tutti raccoglieremo tempesta : a cominciare dal fatto di subire una sorta di conformazione, di coazione mimetica che ci porta a ritorcere specularmene e all'infinito quest'atteggiamento delirante e livido, che prima che distruttivo d'altrui è eticamente suicidario, mortifero.

    La pretesa di esportare la stessa operazione altrove ; di chiedere agli altri Stati, loro "pari", di dimettere anch'essi le loro prerogative e facoltà, per transmutarsi in mandanti e al contempo in esecutori di una mortale caccia all'uomo condotta da una parte privata, parte in causa, che meriterebbe il massimo di rispetto e compassione e invece viene violentata, plagiata e prostituita, fatta oggetto di uso strumentale, demagogico demma sua sofferenza ; la pretesa di sindacare la facoltà di un altro Paese di decidere su estradizioni o asili, accampando le ragioni delle parti civili, prima che un crimine è una perfetta idiozia.
    Hanno perso il lume della ragione. Sono arrivati a straparlare di "terrorista comune", quando - come gli aveva fatto osservare Cossiga - l'applicazione a un Battisti della legge "speciale", "emergenziale" che porta il suo nome, e prevede l'applicazione di una aggravante che comporta un elevato moltiplicatore di pene, se in sentenza i comportamenti incriminati sono dichiarati compiuti <per fini di terrorismo ed eversione dell'ordine costituzionale>, è una cialtroneria da gente che ha perso la testa. Così come lasciarsi andare, spinti dal livore, a definire il Brasile <Repubblichetta sudamericana>. Così come portare al parossismo più grottesco la banalizzazione <negazionista> del genocidio degli Ebrei, stabilendo comparazioni tra Battisti e... Eichmann (e questo, da parte di gente che - perlatro in modo al solito doppiopesistico - ostenta scandalo e stigmatizza negazionismo, chi quando si osa anche solo parlare anche di Gulag, Laogaï e foibe, chi quando si evocano Hiroshima, o le stragi da colonizzazioni e da tratta...).

    Epperò non ci rallegriamo. Primo, se pensiamo a tanti compagne e compagne di destino, in quella stagione, tuttora rinchiusi, a tempo pieno o parziale, dietro quelle mura.
Secondo, se pensiamo a questo incrementarsi vertiginoso di un populismo penale, di una tendenza allo Stato penale, della sua capacità di infettare in modo virale le teste, producendo - ben peggio che acquiescenza - malinteso "giustizierista" che obiettivamente attacca allo stesso bindolo chi crede di combatterlo, e cade nella più vieta corsa mimetica.

    Non ci rallegriamo, last but not least, quando vediamo il compiersi di una 'deriva' da tempo intrapresa da uno che ha condiviso tratti di nostri percorsi, come Battisti.
    Ora viene a dirci, come se fosse la cosa più naturale del mondo, che nella sua fuga dalla Francia, sulla quale aveva spalmato il libro <La mia latitanza>, sarebbe stato aiutato dai servizî segreti francesi.
    Tendo a non crederci, ma se devo crederci devo chiedermi (e potremmo chiedergli conto) di quali contropartite abbia dato, quali servigî resi, visto che non risulta che i "servizî" siano associazioni di assistenza ai fuggiaschi, che benevolmente aiutano ad esfiltrarli...
    E a chi dovesse accampare stati di necessità assoluta, di indigenza, questioni di vita o morte, verrebbe comunque da chieder conto di questa rivelazione di una macchia, di una miseria privata, senza una ragione foss'anche la più opportunistica. E chiedere come non se ne scusi innanzitutto con uomini e donne che gli sono stati compagni di destino e si sono battuti per lui.

    E se poi dovesse essere - come tendo a credere - un parto della spettrale fantasia da inventore di gialli polizieschi, quale sarebbe la ratio?
Viene in mente un'altro inspiegabile gesto, che sembra una piccola ignobiltà gratuita. Noi non sappiamo se la signora Carla Bruni-Sarkozy abbia in qualche modo "intercesso" per lui. Se no, non si vede perché dire in proposito una falsità. Se sì, e se - al centro di attacchi volgari, inauditi, conditi di allusioni pesanti che la mettono in causa "come donna"  (a proposito, che dire del silenzio plumbeo dell'intellighentzsjia femminista, ancora una volta?) - questa persona è andata in TV a schermirsi, a negare, che senso ha non rispettare una doverosa discrezione e - con strumentalità da parvenu che vogliono sfruttare fino in fondo una relazione e una persona - andare a smentire la sua smentita, confermando ciò che le attira un vero linciaggio?

    Il quadro di un ambiente nel suo complesso malsano, di un Paese malato, più ancora che altri, di una società violentata e sfigurata, viene completato dall'episodio - sintomatico, rivelatore - di una intervista mai data, fittiziamente costruite con spezzoni di frasi dette al telefono per spiegare la propria indisponibilità a farsi intervistare, da una compagna rifugiata in Francia. Si tratta di estorsione volgare, di manipolazione, di truffa, di vero e proprio stupro morale. Questo non è un episodio isolato : è un frutto avvelenato. Il frutto avvelenato di chi pensa di trattarci, non già da <nemici>, o da vinti ; e nemmeno, a ben vedere, da "folli" e/o "criminali" : ma piuttosto da 'scherzi di natura', impensabili se non in termini di marionette e di pupari . Mostri, da espellere dall'umano : vale a dire, <sotto-uomini>. Unter-Menschen.
    Ecco, questo c'è al fondo. Per noi e per tutti, non scenderemo nel gorgo, muti". [...segue ]
                                                               
Oreste Scalzone


Questa è la 'base' per interventi e risposte a domande d'intervista. Essa è come un estratto, un'estrapolazione, da un ragionamento più ampio.

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24 janvier 2009 6 24 /01 /janvier /2009 17:26
Il corteo per la libertà dei compagni arrestati e contro la politica antiterroristica, parte dal Metro Barbés e  si dirige alla Goutte D'or.
Dopo aver percorso circa 500 metri viene caricato dalla polizia che  spara lacrimogeni in abbondanza e posteriormente, avendo sbarrato ogni via di fuga, ferma oltre 200 manifestanti tra i quali Oreste con fisarmonica annessa.
Dal fondo del carrettone dove, ammanettato, attende di essere portato alla centrale di polizia ,Oreste con abilità degna di Houdiní riesce a sfilare il suo telefonino e ci trasmette il seguente appello...



... Un tempo i padroni e in generale gli uomini delle catene di comando si difendevano con brutalità di ogni tipo dal rischio dello sciopero, e poi dalle sommosse e magari dall'insurrezione proletaria.

Oggi che loro stessi dalla regia inviano messaggi doppi (fuma- ne morirai! telefona-ne avrai il cancro al cervello! curati, invecchia! bisogna lavorare per mantenere i vecchi nei cronicari!) oggi nella civiltà della "nove langue" liberalizzata, nella società dello stato d'eccezione senza limiti e confini, nell' urgenza che viene affidata agli spiriti animali come gli animal spirits della capitalizzazione, oggi la repressione penale di questa democrazia assolutista a vocazione totalitaria viene rimessa alle parti lese come soggetti privati "figure private". Il cerchio si chiude: la vittimolatria - vittimocrazia - è la forma estrema  del populismo penale.

Si è arrivati a un giro di boa, o almeno cosí ci dicono dalla regia, dove gli effetti collaterali superano i miracoli del meccanismo della capitalizzazione e dove il rovescio inghiotte tutta la medaglia. A quel punto quello che temono è che si possa passare a quello che è stato chiamato sciopero umano: di chi lavora dal lavoro, di chi votava dal voto, di chi figliava dal far figli, di chi è tenuto in una vita agonica dalla vita stessa. E così via...

Ora un insieme di resistenze, di forme anche microfisiche di Comune, di sabotaggio delle norme e della legalizzazione e Taylorizzazione della vita, possono diventare una traccia. Senza trionfalismi, senza ottimismi, la loro reazione da società ossessionata dal sorvegliare e punire è un riscontro: le resistenze, le linee di fuga e tutta una panoplia di forme anche microfisiche di azione, possono avere un senso.

"...Quando non si può più neanche cominciare una manifestazione, perchè immediatamente, come un Re Mida sembriamo trasformare in terrorismo tutto ciò che tocchiamo, conviene fargli una risata in faccia dicendo "siamo tutti terroristi".

Conviene dirgli: "Cosa credete, siete voi che cadete nella nostra scenarizzazione" per ora, il sottoscritto pensa che il miglior antidoto alle loro politiche sia provocarne scientemente l'inflazionarsi.
Moltiplichiamoci come fermati ed incriminati, e vedremo che il numero costituisce la forma più efficace di maquis, di invisibilità.

Negli anni 50' c'era un film che si intitolava "Dio ha bisogno degli uomini". Così anche il Capitale e lo Stato, che non sono autarchici, ma costituiscono e traducono un rapporto sociale: è questo alla cui rottura bisogna lavorare (questo vuol dire cominciare col combattere l'alienazione penale nelle forme omologiche e mimetiche che viaggiano anche nelle nostre teste).


Manifestazione nazionale a Parigi 31/01 "NE NOUS LAISSONS PAS TERRORISER PAR L’ETAT"

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22 janvier 2009 4 22 /01 /janvier /2009 16:25
La polizia ha occupato tutto lo stabile compreso l'archivio Primo Moroni e la libreria e non è possibile entrare.

News appena apparse su Indy:

Aggiornamento in diretta dai compagni presenti al presidio davanti al Conchetta: La polizia ha occupato tutto lo stabile compreso l'archivio Primo Moroni e la libreria e non è possibile entrare. Hanno blindato il quartiere con tutte le specie di polizia e si sta creando un presidio con tutte le compagne ed i compagni disponibili.

Si ricorda a tutti che anche il Torricelli/Circolo dei malfattori in via torricelli è sotto sgombero e che si prevede possa succedere qualcosa entro i primi giorni di febbraio.

Chiunque possa muoversi si rechi subito davanti al Cox 18 in via Conchetta o almeno diffonda la notizia il più possibile per assicurare una presenza crescente davanti al centro!!!

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16 janvier 2009 5 16 /01 /janvier /2009 12:26
Indro Montanelli -che per altro non è mai stato, ne prima ne dopo "la mia tazza di te" (come dicono i francesi)- tanti anni fa dedicava la seguente frase di Renan ad Eugenio Scalfari ed al suo editore De Benedetti: "Nella mia vita ho conosciuto tante canaglie che non erano moraliste, ma non ho mai conosciuto un moralista che non fosse una canaglia."
Dedicato ai "giustizieristi", "travaglisti", "dipietristi" & congeneri di oggi, ieri e domani.



...Iniziamo dalla fine - dal secondo giorno - andando poi a ritroso


15 gennaio 2009


<Quando [un] Dio vuol perdere qualcuno, lo acceca...> : sarà un adagio divenuto frusto per l'uso e l'abuso - come quell'altro,  <Chi di spada ferisce...>, o i proverbî popolari su apprendisti stregoni, pifferi di montagna, <Chi è causa del suo mal...>. Saranno logori, come qualificativi tipo <kafkiano> o <ubuesco>, ma qualche volta sono perfettamente pertinenti, semanticamente pregnanti e neanche iperbolici, come l'abusatissimo "in-audito" utilizzato a sproposito per cose udite, per déja vu, déja entendu fino alla nausea...

Punto uno:
basterebbe andare a leggere il letamaio delle reazioni popolari che i siti de La Repubblica, il Giornale, il Corriere della Sera (e non abbiamo guardato altri 'ridotti' del "giustizierismo", nella fattispecie <antiterrorista>, da Libero a L'Unità, & compagnia cantando), per non poter non pensare che essi 'chiudono il cerchio', rappresentano un palpitante riscontro alla tesi del pericolo di vita che Battisti correrebbe se fosse estradato.

La cosa è talmente flagrante, che non mi stupirei se qualche "meta-paranoico" pensasse che queste reazioni sono una 'fiction' inscenata 'dalla nostra parte', da parte di chi si è battuto contro le estradizioni, da parte di chi ha sostenuto Cesare Battisti, da parte sua : tanto questo coro osceno e briàco conferma le cose di cui si duole quando vengono evocate...

E' infatti tutto un rutto di white shit, che trasuda puzzo di turba di linciatori da KKK preceduti da forche e urla di <Morte ai negri!>, di SA scatenate al grido di <Morte agli ebrei!>, di teppa di "Cekisti" in senso salamoviano, e roba simile. Non mi si accusi di iperbole, perché è chiaro che si tratta di "cazzimme" da poveracci frustrati, ovviamente anche vili, che vogliono uccidere a parole, si imbrancano anonimi nella turba, esalano passioni tristi malvissute e irrisolte...
[Non mi si faccia l'obiezione sulla banalizzazione (epperchénnò, "negazionista"...) di cose ben più grandi, fino ad esser percepite come male assoluto... Perché, tra i berci laidi di questa teppa, uno dei suggerimenti è quello di "fare come con Eichmann" - dunque sono loro che "banalizzano Auschwitz" : forma di negazionismo per comparazione (mah, già.... quello viene, dagli uni e  dagli altri, usato e denunciato a corrente alternata : cioè, vi si incorre, e/o ricorre, ad ogni passo, e lo si rinfaccia al dirimpettaio, all'Altro in faccia...quello che la peste <legalista> vieta di chiamare <Nemico> e ingiunge di chiamare <avversario>, che in realtà è concorrente, e che la "propaganda di GuerraSanta e Giusta" rispettiva e reciproca presenta come mostro, dèmone, fuori-dell'-umano ...). ]

Punto due:
ma, a parte le reazioni, che potrebbero essere accollate a "popolaccio", "bue", a "plebaglia" ... come le Animebelle-con-puzza sotto il naso a buon bisogno altezzosamente sanno fare, per esportare responsabilità quando vedono 'maleparate'... - a parte questo, c'è dell'altro.
   
Opinion-Makers e Maîtres-à-penser - e qui parliamo in particolare di quelli di sinistra - si stracciano le vesti, perché il buon nome dell'Italia verrebbe infangato... Ma chi ha per anni alimentato una lettura "complottista", cripto-crato-fòbica, tessuta di paranoia e di razzismo morale, verbalmente "iperterroristica", grondante non già qualcosa di limpido, come la critica e l'inimicizia, ma qualcosa di buio e abietto... risentimento, demonizzazione, "sotto-umanizzazione"...con un misto di sottoprodotti di padronalità, di razzismo colonialista, di stalinismo e di nazi-fascismi, seppure in sedici...mill'esimo ?

Chi è venuto per anni a vociferare, sulle colonne di Le Monde, alle radio, nelle emissioni culturali, di un' <Italia mai uscita dal fascismo>, di un Paese luogo geometrico di
 "strategie della tensione", servizî segreti deviati, scorribande della Cia, tentativi golpisti, stragismi, "piduismi", mafie, corruzioni, Gladii varî, clerico-fascismi & quant'altro... tutto questo visto come la dominante, come l'elemento più forte che definiva la natura dell' "Italia del regime democristiano" ?

Chi ha per anni tirato le royalties di questo tipo di rappresentazione, di questa "scenarizzazione" da disinformacjia kagebista? Questa 'vulgata', noi operaisti, e in particolare nojaltri dell'operaismo insurrezionalista di Potere Operaio, l'abbiamo con le unghie e coi denti sempre contrastata, non solo "per amor di veridicità", di pertinenza critico-analitica (e, direi, di rispetto dell'intelligenza...), ma anche per il suo carattere intrinsecamente contro-rivoluzionario : primo, perché "autoterroristica" e disfattista; secondo, perché non c'è provocazione o repressione che possa essere più efficace e rapida del virus del sospetto generalizzato, della spiegazione di fatti e cose 'via' il concatenamento di sofismi paranoici ; terzo, perché una lettura del genere consolida l'idea di una impensabilità di qualsivoglia gesto ribelle, di qualsivoglia sommossa o sassaiola, se non come "provocazione" il cui segno è "tutt'il contrario"... [come quelli che vociferano "Viva la Resistenza X o Y!!!" eppoi, non appena viene registrato un atto, e non qualcosa di virtuale ; e a scorrere sia emoglobina per davvero, non anilina o simili, trovano che non possono che esserselo fatto "Loro"...].

Questa vulgata, che finisce per suicidare il pensiero critico riducendolo a pensiero-Propaganda (in ciò esaltando una costitutiva subalternità "omologica" in vera e propria concorrenza mimetica, e divenendo un 'calco', una grottesca speculare caricatura di procedimenti logico, concetti, "Valori" dominanti [...]), noi l'abbiamo attaccata ogniqualvolta - certo, con perfetta buonafede e miglior'intenzioni - qualcuno ha pensato di farvi ricorso per la buona causa, comune, della difesa di qualche compagno/a.  Nella fattispecie, abbiamo ritenuto che certi scenarî di ispirazione "girotondista" finissero per diventare una sorta di "fuoco amico" : questo perché certa ciurmaglia "giustizierista", che -essa - aveva contrabbandato certi temi all'estero, per esempio in Francia, quando ciò che avevano sparso a piene umani, con una buone dose d'improvvida ingenuità, veniva usato (credendo di far bene, ma sbagliandosi di nemici per difetto, e di amici per eccesso ; e non considerando quanto carogne potessero essere certe "fonti" ispiratrici) come argomentario propagandistico a difesa. Ma, ora che essa costituisce un argomento ad abundantiam per un rigetto d'estradizione, non possiamo che dire ai giustizieristi : ben vi sta, tanto peggio per voi ! Soprattutto sapendo che - al di qua e al di là di quest'argomento, ce n'è abbastanza per fondare incontrovertibilmente un rifiuto d'estradizione.
Oggi, è più che legittimo dire : come? Adesso venite a fare gli offesi perché si parla di mafia, colpi bassi, stragismo, illegalità di Stato e di <poteri forti>? Dunque, di colpo, col solito "contrordine (eppoi contro-contr'ordine, e contro-contro-contr'ordine, e...), ci venite a dire che, non so, "la mafia non esiste"?
E l'articolo 41 bis, allora? (vabbe'  che avete la faccia come... [omissis] e pretendete che venga disconosciuto il carattere di <nemico politico-sociale> a qualcuno a cui avete applicato le aggravanti per reati decretati in sentenza come compiuti <per finalità di terrorismo ed eversione dell'ordine costituzionale> !!! [...] - almeno, Cossiga ha scritto a Lula dicendo che per lui noialtri siamo stati del "delinquenti politici", magari "criminali" o "terroristi", ma che, certo, è indecente pretendere adesso che si sia trattato di "delinquenza detta <comune>, cioè endemica, ordinaria e privata, per fini utilitaristicamente  <privati>! [Certo, qualcuno che vuol fare il sofisticato può dire che, al fondo, sotto a tutto, nei 'sottobasamenti', nei territorî per lo più inconfessati e il più spesso insospettai, al di sotto del livello cosciente, giocano sempre delle "economie politiche", <economie libidinali>, in cui, a quello che in altre economie è percepito e dichiarato come <utile>, <utilità>, corrispondono <beneficî secondarî>, e che dunque sempre c'è un "interesse privato", privatissimo, anzi più profondo ed intimo... Ma questo vale anche - anzi, soprattutto, per santi, martiri, eroi - e allora? Allora è solo occupandosi degli esiti, valutandone con l'arma della critica la natura, che si può evitare di perdersi in un gioco di scatole cinesi, in una vertiginosa matrioska d'illazioni, a proposito di intenzioni, di rivendicazioni di <razionalità> e diagnosi di <razionalizzazioni> in senso clinico, di ragioni o delirî, di meta-delirî, buonefedi e false coscienze... , per cui cui ogni giudizio è illazione, permutabile, in un gioco di "vero", verosimile, falso, falsovero...].

La forma, la fase, della penalità dell'Emergenza, si legittimava su uno <stato di necessità> sociale [<la necessità fonda la legittimità>, come teorizzava Santi Romano attorno al terremoto di Messina e alle misure eccezionali che - pretesto e/o "psicosi" per gli uni, necessità razionalmente motivata per gli altri - venivano decise].

L'extra- o anti-giuridismo (nel senso della messa in mora, sospensione o stravolgimento, restrizione, cancellazione di criterî, procedure formali, <regole>, forme di autolimitazione della forza per poter fondare e rifondare la prerogativa dello Stato a detenerne l'uso <legittimo> in regime di monopolio, per poter sacralizzare-naturalizzare e in qualche modo rendere tanto più invisibile quanto più vigente la forza di coazione, di controllo, di repressione, di punizione, di distruzione di parte istituita, istituzionale) dell'Emergenza, nella forma giudiziaria innanzitutto e in ultim'analisi, che si fa 'Governo' , del suo essere <stato d'eccezione> non dichiarato, non limitato nello spazio e nel tempo, senza linea d'inizio né di fine, senza uscita, eccezione sfacentesi regola, regola normalmente eccezionale, specialità ordinaria... [...], si autodecretava legittima ponendosi come incarnazione di un interesse sociale leso, ponendo la <Ragion di Stato> come forzosamente coincidente col <Diritto>, emettendo sentenze - con tutto il grado si mi[s]tificazione "in nome del <Popolo sovrano> ...

Ma si è passati poi ad una fase e forma ulteriore e formalmente, in punto di logica, opposta : mettendo al centro come sorgente del <Diritto penale> la parte lesa - cioè comunque una parte privata, che nella pregressa architettura processuale e penale in genere (in norma, in dottrina, in giurisprudenza) era limitata, "accantonata" in luoghi, ruoli, facoltà rigorosamente limitate [...] -, si finiva per chiudere un circolo vizioso.

Una volta teorizzato un "diritto/dovere assoluto" dei rappresentanti <le Vittime> ad esigere l'individuazione di colpevoli, la loro punizione massima, sistematica, certa, senza fine, pena l'impossibilità di elaborare il lutto e dunque la realizzazione di un crimine continuo e crescente, le conseguenze diventavano vertiginose. A rigore, si dovrebbe reintrodurre - se si deve sempre individuare e designare un colpevole - il capro espiatorio, con in più (come nota René Girard) la sua stigmatizzazione come colpevole, dentro l'ibridazione di codici con quello della dialettica dell'innocenza e della colpa, della Vittima e del carnefice.
A rigore, si dovrebbero trarre le conseguenze formali, e cancellare dalle Costituzioni e dalle norme istituti come l'amnistia, l'indulto, nonché la prescrizione - innanzitutto quella della pena ; nonché l'onere della prova e quant'altro ancora... [...].

Forse più ancora - o comunque in sinergia con essa - che la vertiginosa applicazione di un'escalation di controllo, di sorveglianza, come forme di prevenzione spinte dal nefasto delirio di un in attingibile <rischio-zero> (quello che si usa chiamare psicosi securitaria, sorta di delirio fobico in larga misura provocato come forma di "populismo penale", nel grumo di demagogie del mercato integrato politico/spettacolare), non può che arrivare a degli esiti da incubo una tossicomania punitiva che in parte è, con abietta majeusi, "pescata" dai viscere dell'umano, troppo atrocemente umano, e in parte è instillata, "fabbricata" dall'esterno, 'dall'alto'... [Nota : su questo punto - in particolare su una rivelatrice
estrapolazione al limite, oltre il paradossale e l'estremo, compiuta a fini euristici, del discorso sulla <certezza della pena> ; sul mercato  - che inevitabilmente tende al massacro - vittimario, punitivo, memoriale col suo gioco di "patriottismi" all'unisono, di egotismi "eguali&contrarî epperciostesso dannati ad essere l'un contro l'altro armati in un avvinghiamento 'a morte', per Coppie di manicheismi speculari - anche semplicemente noi abbiamo scritto e riscritto, detto e ridetto... Se qualche persona tra gli eventuali "nostri 16 lettori"  dovesse essere interessata al ragionamento, non ha che da chiederci di inviarle dei testi]

Punto tre:

vogliamo concludere questo "preambolo" con un giudizio sferzante, e di sfida.
Non solo il coro orrendo e osceno che emerge da orridi bassifondi e sottosuoli antropologici, ma anche e soprattutto l'accanimento, crescente, vendicativo, anomalo, che la <società politica> nella sua quasi interezza, nonc'è i piani alti della cosiddetta <società civile> che allo Stato è articolata, che si pone come interfaccia fra esso e la società, ogni giorno conferma quello che è un fumus persecutionis che ogni minacciato d'estradizione può accampare.

Non si tratta de la parola di qualcuno contro la parola di qualch'altro : è che, nel farsi di questo stesso contenzioso, che sono "LorSignori" che danno la prova che il diffidarne è fondato. "Incaprettatisi" da sé, se continuano non possono che scavarsi la fossa : più continuano, più dànno la prova di una necessità di mettere i dispositivi che costruiscono, in quarantena.

Né varrà dire che chi in quarantena li tiene, magari contro il suo proprio <nemico interno>  fa come, se non "peggio", di loro : che non sanno che questo è un discorso spuntato? Che è della natura di ogni Stato, quando è in gioco una sua facoltà e prerogativa sovrana,  esigere dall'altro ciò che lui stesso vïola ?

Il loro guaio, è che loro hanno conosciuto un'onda d'urto, un lungo periodo di latenza insurrezionale (che qualcuno ha chiamato "piccola guerra civile strisciante, di bassa intensità" ), e che non avendo dato ad essa un esito "classico", quello di una soluzione politica amnistiale, si condannano ad essere questuanti. Non essendoci simmetria e reciprocità, gli altri, i numerosi "Paesi richiesti", quanto più loro torneranno alla carica, tanto più gli risponderanno "picche"... Credo si possa dire, che ci si può contare [...].
[A questo testo seguirà, comunque su questo stesso Blog, una risposta a Francesco Merlo per il suo articolo Lo strano asse Parigi-Rio, uscito su La Repubblica di oggi, 15 gennaio]
 
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IL Brasile respinge la richiesta d'estradizione di Battisti: l'anomalia è tutta italiana.
14. gennaio 2009

Non faccio a tempo ad esprimere la felicità fisica che provo ogniqualvolta una vita, un destino, viene salvato, portato fuori dal cono d'ombra, dall'ombra lunga di un orizzonte di galera, specie quando essa è "a vita", cioè a morte (e questo vissuto, poi, quest'emozione con una intensità comprensibilmente accresciuta quando si tratta di persone che son state compagne di destino) che mi arrivano gli echi delle dichiarazioni aspre e recriminatorie provenienti dall'Italia.

Si mescolano assieme le voci dei politici, degli opinion makers, degli uomini pubblici delle istituzioni, e quelle dei "familiari delle vittime" riuniti nelle corrispondenti associazioni.
Devo dire che i secondi - quelli tra loro che non sono cooptati nel mercato politico-istituzionale - sono concretamente, al presente, vittime dei primi. I politici dovrebbero sapere che stanno violentando queste figure vittimarie mandandole allo sbaraglio, esponendole a laceranti frustrazioni quando dànno corda ad una sorta di idolatria dell'identità di vittima, ad una sua totalizzazione ed eternizzazione, ad una sua pretesa di costituirsi in "fonte di diritto", sorgente e legittimazione di norma, e di prassi penale.

Sette paesi nel mondo hanno sistematicamente risposto no, per più di un quarto di secolo, alle richieste di estradizione - avanzate dalla Repubblica Italiana - di "terroristi", imputati o condannati, a seguito dei cosiddetti anni di piombo", per <terrorismo> ( in qualche caso di estrema
destra, nel caso più diffuso, di estrema sinistra). Facciamone una rapida lista :

  • Francia (con la cosiddetta dottrina Mitterrand, l'accoglienza, nella forma dell'asilo di fatto, concessa ad un migliaio di fuoriusciti dall'Italia, la non-estradizione di 92 persone sulle 94 sottoposte a procedimento di estradizione. Le eccezioni sono state Battisti -  eccezione rimasta sulla carta --, e Paolo Persichetti, che purtroppo fu materialmente estradato perché sette anni dopo la firma di un decreto d'estradizione non a caso mai eseguito, lo Stato italiano nella persona del delinquente giudiziario - a meno che non si tratti d'idiozia - sostituto procuratore di Bologna Paolo Giovagnoli costruì una montatura poi miseramente caduta, inventandosi una pretesa spola per Persichetti tra Parigi e Bologna.) ;
  • Brasile ( non ha estradato  numerosi italiani, tra i quali basti ricordare, prima di Battisti, i casi di     Valitutti, Lollo, Pessina, Mancini ) ;
  • Canada (caso-Piperno ) ;
  • Gran Bretagna ( numerosissimi di parte neofascista, tra cui Morsello e Fiore )
  • Grecia  (casi-Folini e Bianco)
  • Argentina ( caso-Bertulazzi ) ;
  • Nicaragua ( presenza di una relativamente cospicua colonia di fuoriusciti dall'Italia ; in particolare, caso-Casimirri ) ;
(non citiamo il contenzioso Italia/Giappone a proposito del caso-Zorzi, perché lì c'è fondato motivo di pensare a ad accordi sottobanco, connivenze fra servizî, e simili...).

Oltre al caso di Paolo Persichetti, un'altra eccezione rispetto a questo atteggiamento costante è rappresentata dalla rimessa brevi manu, e militari, all'Italia da parte del governo e dei servizi segreti dal'Algeria - via quell'altro Paese campione dei diritti umani e delle garanzie che è l'Egitto, di Rita Algranati e Maurizio Falessi : una vera operazione di "kidnapping morbido"...


Si tratta dunque di ben altro che di una anomalia- Mitterrand : no, l'anomalìa che manifestamente appare è quella italiana. Ora, qual' è quest'anomalia italiana, e perché diciamo che i kapataz istituzionali - politicanti in testa - dello Stato italiano strumentalizzano e in qualche modo fanno violenza morale agli stessi familiari delle vittime, seminando tra loro illusioni per altro infime, col rivoltante cinismo demagogico del populismo penale sul drittofilo della formazione di uno Stato Penale?

Fingono di non sapere - o forse nel loro imbestiamento non sanno neanche più - che fa parte dei fondamenti del giuridismo moderno il carattere temporalmente finito della Giustizia penale.
<Giustizia infinita> è nozione a fondamento teologico dei tribunali dell'Inquisizione, implica come presupposto la trascendenza. Il "diritto/dovere assoluto dello Stato di individuare e punire - e delle
parti civili di veder sempre designati, scovati, arrestati e puniti dei <colpevoli> --, tutto questo è nefasta utopia, conato assolutistico e totalitaristico da Stato etico.

La centralità di una filosofia giudiziaria "giustiziera" (e oltretutto <anti-giuridica>) di tipo "vittimolatrico e vittimocratico", non solo non può che passare - osserviamo, estrapolando al limite -
dal mercato delle identità, dei vittimismi, dei conati vendicativi e
punitivi, degli egocentrismi, delle <passioni tristi>, del risentimento, delle <Guerre Sante>, epperciostesso di eguali&contrarie pulsioni d'annientamento, ad una sorta di massacro generalizzato
, per Coppie di egotismi manichei all'unisono, "tra tutti e tutti". L'ideologia e la pratica  vittimocratica che si somma ed entra in sinergia con l'Emergenza ( come <stato d'eccezione> inconfessato, dissimulato, Norma che diventa regolarmente eccezionale, eccezione che
si fa regola.... ) compie una mutazione della penalità che la rende, oltretutto, extra-/anti-/post-giuridica. <Giuridico> è termine che usiamo, non per nostalgia, illusione illusinistica e autoincantatoria, o adesione acritica allo stesso, nella sua - peraltro introuvable - versione "pura","corretta" , ma perchè teniamo conto (con le relative conseguenze pratiche) che per sue ragioni, per fondare, legittimare e incessantemente rilegittimare la sua auto-decretazione di detentore in regime di monopolio della forza legittima, lo Stato deve - nella forma, colsuoportato di 'falsa coscienza', del Diritto - autolimitare il dispiegamento della sua propria forza : ché se dispiegasse sistematicamente e contro il nemico interno il massimo di forza militare come quando si bombardano Hisoshima, Coventry o Dresda, o si deportano, rinchiudono nei campi, sterminano intere popolazioni o gruppi umani d'altra natura, si diventa chiaramente,agliocchi di tutti, < la banda più forte>, con le  conseguenze del caso e cioè la permanente guerra di tutti contro tutti.

Le estradizioni vengono negate in primo luogo perché la legittimazione dell'esecuzione della pena si va attenuando nel tempo: se così non fosse, non esisterebbe la prescrizione della pena. Se dopo un tempo, sia pure lungo, trascorso dal momento di una condanna in via definitiva,una persona che si sia sottratta all'esecuzione della pena beneficiadi una prescrizione, cessa di essere ricercata e può rientrare nella vita comune, questo vuol dire che a livello qualitativo,
concettualmente, la pena, dunque la Giustizia penale, non è, non puo' essere "infinita".
Il fatto che delle pene molto lunghe non pervengano per così dire "in tempo utile" ad esser prescritte, è fatto trivialmente quantitativo: per  gli ordinamenti vigenti nel mondo, nel loro diritto, gli unici reati imprescrittibili, qualitativamente sono quelli definiti <crimini contro l'umanità> : genocidio, deportazione, massacri etc....

Laddove,  per motivi - diciamo- banalmente contabili non è tecnicamente la prescrizione che
interviene, c'è però un'altra logica costitutiva del diritto, che è, per così dire, spaziale. Fintanto che esiteranno degli spazi di sovranità che si chiamano Stati, permangono delle garanzie che gli Stati stessi hanno dati a se stessi, e che sono la facoltà, che naturalmente poi si trasforma in
regola, di non estradare verso altri Stati i  "nemici interni" di questi, che siano riusciti ad esfiltrarsi ed abbiano chiesto asilo di nome e/o di fatto.
E' per questo che il riflesso di una interna, crescente anomalia italiana rappresentata dal rifiuto costante e crescente di metter mano a quella che sarebbe la soluzione politica classica per dei problemi di questa natura - e cioè la decisione di promulgare una legge di
amnistia ed indulto, vale ad dire una misura di <oblio giudiziario>, come si dice nel lèssico giuridico francese, o di <rinuncia alla pena>, come si dice in quello italiano.

Questa anomalia italiana, oltre che all'ignobiltà e pochezza delle cosiddette classi dirigenti, sembra dovuta la fatto la sbandierata vittoria sul <terrorismo> è l'unico valore fondante inalberato sul sacrario di paccottiglia della cosiddetta "seconda Repubblica" ; questa anomalia crea grattacapi, crea imbarazzo, mette a disagio i partners statuali, i governanti dei "Paesi richiesti", cioè sollecitati ad estradare : cioè quelli presso i quali l'Italia si precipita a reclamare prede. I procedimenti inizialmente 'scattano' in virtù di solidarietà corporative tra i meccanismi, i réseaux e rélais del controllo e della repressione, quindi tra magistrati e poliziotti, professionisti degli antiterrorismi, della caccia
all'uomo, che di queste operazioni nutrono la riconferma della loro 'ragion d'essere', attirano finanziamenti, concentrano 'poteri', dispiegano ambizioni.  Ma quando poi entrano in scena i governi, non possono chedolersi della situazione di imbarazzo in cui la proterva e rancorosa querolumania di parte italiana li mette.
   Vedremo se per suo precipuo interesse la parte italiana questa volta la capirà, o se continuerà a farsi scudo dei familiari delle vittime, in qualche modo oltretutto violentandoli.
   
    Un' ultima parola, per ora (e non per private-joke o pignoleria). Credo che vada reso omaggio, in una lista di
riconoscimenti che omettiamo per motivi di tempo e spazio, alla tenacia rispetto al caso Battisti della scrittrice Fred Vargas : tenacia che, agli occhi chi scrive, riscatta almeno lei dal cumulo di idiozie, quel ch'è peggio, controproducenti come un fuoco amico, di cui la leadership della componente romanziera della campagna contro l'estradizione di Battisti qualche anno fa in Francia aveva farcito il proprio argomentario.

E' motivo di ragionevole ottimismo pensare di questo esito della vicenda-Battisti serva non solo a lui - cosa che è oggi la più importante,  bastante già di per sé a rallegrarsi - ma anche alla vicenda e al destino di tutti e ciascuno, uomini e donne fuoriusciti "degli anni 70". Al contempo, è giusto sottolineare - tenuto
conto anche di cose pur fuggevolmente, più che smentite, ridimensionate, comparse recentemente sulla stampa internazionale - che questo tipo di svolta sembra anche risentire di un maturato atteggiamento della parte francese. Se in qualche modo il presidente Sarkozy sembra voler reincarnare  una attitudine piuttosto "mitterandiana" in materia, questo è dovuto in larga misura ad un' altra tenacia resistenza, quella di Marina Petrella, dei suoi avvocati, Jean-Jacques De Felice ed Irene Terrel, e di uomini e donne, tra i più svariati e diversi, che hanno tessuto un mirabile contrappunto di lotta e praticato quella che si può definire in termini deleuzian-guattariani una <pratica [radicale] di solidarietà concreta>, e  in linguaggio foucauldiano <una micropolitica [di liberazione]>.

Oggi è il momento in cui si possono sospendere le controversie - sempre necessarie e feconde quando sono scevre di inutili recriminazioni ed ispirate alla ricerca del meglio - per felicitarsi un po' tra tutti e tutte. [Converrebbe, per questo, che un avvocato come M^ Turcon non 'derivasse' in frasi come <il sistema di difesa di Cesare Battisti [...] ha rinunciato a giustificare la lotta armata e si è 'ricentrato' sul fatto che è innocente>. Ora, non c'è mai stato niente da "ricentrare" : il "sistema di difesa" non si è mai applicato a <giustificare> o a <condannare> questo e quello, né ha mai concesso una legittimazione anche in punto di veridicità di accuse e condanne.  Questo non è il suo terreno, né è pertinente -peraltro- alla problematica e al conflitto fra le parti in materia d'estradizione.]

   
                                                                                                                  Oreste Scalzone

Poscritto « strettamente personale & peraltro pubblico » (come dire.."intimopubblico")
   

    Devo dire: è da quando proditoriamente fu ghermito un pezzo di vita di Paolo Persichetti che - al di là della reazione passionale per lui, per uno di "noi" nello spazio "deontologico" del mio specifico impegno e 'responsabilità locale', 'di prossimità'; per lui, per sovrammercato, anche specificamente compagno-amico-complice di penna, di lavorìo critico --, fu in prima e ultima istanza per me che decisi che, come quando si era trattato della mia propria vita in galera, sarei stato disposto a mettere in gioco "tutto" nella logica di... 'o la va, o la spacca'.
    Da allora, sono stato trattenuto "con le unghie e coi denti" da una coalizione di affetti, autentici e 'familisti' al contempo, che, in modo ossimoricamente commovente/esasperante, ha finito per "placcarmi" ( e ho ceduto, non - o non solo --, per il mio "tallone d'Achille", quello che ho chiamato empatismo parossistico come la specifica, singolare forma di <strutturazione nevrotica della personalità>... ciascun la propria, e guai a chi la disconosce... chi empatico-egocentrifugo, chi autarchico o altro... Ho finito per soprassedere, perché la cosa aveva bisogno di complici attivi ; e se non c'era nemmeno uno, una, una sola persona fra le più intime disposta a farmi da punto d'appoggio su cui far leva... non ci si puo' sollevare tirandosi per il codino come il personaggio di Munchausen...).
    A questo punto, pero', mi sento in dovere di comunicare -in un momento di "bonaccia" in materia, una determinazione in proposito. Non si tratta di una sfida, nè di una rodomontata : in una logica che è quella dell' azione diretta non-violenta radicalmente opposta all'alienazione legalista, si  tratta, in qualchemodo, di una "messa in guardia" (o se si vuole - in logica arrovesciata rispetto a quellq <utilitaristica> di una "minaccia").
    Spero non se ne offra l'occasione, cioè la necessità. Spero è che i reiterati fallimenti in materia finiscano per dissuadere i "responsabili [?!?] politici",istituzionali italiani a 'desistere' dalla loro delirante ossessività (basterebbe un ragionar giuridico, e/o politico : mettono forse in avanti l'esigenza assoluta di un carattere integralmente realizzato della <certezza della pena>, della certezza del castigo, nei teatri di conflitti anche interni ben più devastanti ? Evidentementeno, sono pronti a spiegare che "la pace si fa con i nemici", che una soluzione d'amnistia puo' essere, oltrechè opportuna, legittima!  Questo intacca dunque ilcarattere assoluto di un dispositivo d'impedimento !
    Spero, ma non sono ottimista. E dico che se,per dannata ipotesi, la parte italiana dovesse riprovarci, e qualche altra vita edestino minacciati,il sottoscritto ha maturato la serena determinazione a mettere in giocoil propriocorpo, disposto ad andare in fondo.
''Sacrificale'',  e dunque responsabile della 'cattiv'azione' di trasmetterericatti morali e colpevolizzanti? Direi di no. Rispondere, sincero, che <'lo farei per me!>.
   Il grumo di avvinghiati deliri sviluppatosi su lerreno di postumi ed esiti di un decennio di lotte arrivato fino alle armi mi ha afferrato e portato con sé,lasciandomi poco respiro per tant'altro,per il resto. Questa "questione" mi ha preso la vita... Non recrimino, lo rifarei...Certo pero' che su quell'estremo ridotto, su quello 'scampolo di risulta' degli orizzonti del sogno, rappresentato dall' <asilo per tutti e ciascuno>, accettare la sconfittasignificherebbe aver buttato al vento una trentina d'anni della propria vita... Per rispetto di sé, <amor sui>, non si pu'o che esser disposti a giocarsi tutto...
    Tutto qua. In un caso malaugurato di ulteriore rcidiva dello Stato italiano, prima di subire una loro vittoria il sottoscritto -tappandosi finalmente le orecchie rispetto ala tenaglia fra obiezioni ora legaliste, ora "di buon senso", e lo sterile ideologismo di chi...<i comunisti hanno orrore dell'autolesionismo... lottano in piedi>  (e viene da rispondere : ma, in questa logica del "tutt'o niente", mi pare che in piedi si prenda il caffè al bar...) - sarebbe disposto ad unaforma comelo sciopero della fame  realmente 'ad oltranza'. In questa società democrato/demagogica e "spettacolare", non si vede bene l'utilità per"lorSignori" nel loro insieme di veder la loro bela camisa macchiata da uno schizzo del sangue di qualcuno...
    Economia contro economia, è più forte la motivazione, foss'anche di uno solo, che non ha più trent'anni ma il doppio e più, a non lasciar dilapidare quel poco di <senso> che ha avuto una parte così cospicua della sua propria  vita, che quelladi "LorSignori" di pagarsi il lusso di una vendetta-punizione senza fine...
(Penso che quantomeno, chi pensa, scrive, o dice di capire e financo di condividere cose che scrive un Vincenzo Guagliardo vorrà non lasciarsi far schermo neanche da affettuose preoccupazioni "da vecchia amorevole zia"- e men che mai da pragmatismi e/o ideologismi ed "estetismi e identitarismi surrettiziamente moralizzati  e sublimati in sicumèriche certezze --, e  potrà lasciarsi capire, e magari 'dare una mano'...). Ma comunque : speriamo che non si ponga, di tutto questo, la necessità. E vediamo di operare in tal senso. [...]

Va da se, che questo testo non si conclude qui... messaggio e mezzo in questo caso propiziano la natura di work in progress, consono al formato "blog" ed al web come progetto evolutivo e collaborativo.

Il testo che vi ho proposto ha come base la “sbobinatura” di un’esposizione a voce e a braccio. Messavi mano per ‘ripulirlo’, ‘sintattizarlo’, eliminare non tanto dei “refusi” o fare del mero editing, ma soprattytto completare anacolùti ed eliminare eventuali occasioni di controsenso e malinteso, come al solito chi scrive l’ha più che raddoppiato.

Ora, si dovrebbe davvero procedere ad un’ultima mano – certo, se si dovesse andare in stampa si dovrebbe farlo. Ma qui si rischia, ogni volta di moltiplicare i tempi, di veder sbiadirsi il ricordo di altri testi ‘in corso d’opera’, così destinati ad aumentare la cumulazione di semilavorati lasciati arrugginire come rottami in un “cimitero delle macchine”.

Preferiamo dunque ‘mandarlo’ così, senza prima fare una ‘stampata’ e ricorreggerla. E contiamo su una lettura, certo attenta e “analitica”, ma non pronta all’inascolto se ci sono ‘inciampi’ e passi ingarbugliati…

Piuttosto, se ci si segnalassero punti oscuri, proposte di correzione (a parte glosse, confutazioni, controversie e discussioni di merito, ne saremmo grati. Un saluto



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15 janvier 2009 4 15 /01 /janvier /2009 18:38
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15 janvier 2009 4 15 /01 /janvier /2009 14:55
(ANSA) TERRORISMO: BATTISTI; SCALZONE FELICE, E' COMPAGNO DI DESTINO - PARIGI, 14 GEN

"E' normale che ci sia una felicità da parte nostra, da parte mia", ha detto Oreste Scalzone all'ANSA subito dopo aver appreso che l'ex terrorista latitante, Cesare Battisti, saràconsiderato rifugiato politico in Brasile. "Sono felice - aggiungeScalzone - perché quest'ombra lunga di un ergastolo viene dissipata enon incombe più sulla vita di un uomo, in questo caso un compagno didestino". Per l'ex leader di Potere Operaio "c'era da aspettarsi ilcoro di indignazione" dei politici italiani: "l'Italia strilla e parladi anomalia ma ha chiesto estradizioni negli ultimi anni a sette paesitra cui il Canada, la Gran Bretagna, il Giappone, l'Argentina, ilNicaragua ed estradizioni non ci sono state. Eccetto un casomalaugurato, un caso totalmente extragiuridico, quello di PaoloPersichetti". "I politici italiani, i giornalisti, i magistrati inrealtà, così facendo, illudono i familiari delle vittime, raccontandofrottole e li espongono a questo tipo di persecuzione, a questaviolenza psicologica", ha concluso Scalzone.

(ANSA).BATTISTI: SINISTRA FRANCESE SODDISFATTA, E' LIETO FINE /ANSAPORTAVOCE GOVERNO, NO COMMENT E NESSUN INTERVENTO - PARIGI, 14 GEN


E' un happy-end per la sinistra francesela negata estradizione di Cesare Battisti da parte del Brasile. Nocomment invece da parte del portavoce del governo Luc Chatel, cheparlando con i giornalisti ha smentito un eventuale intervento delpresidente Nicolas Sarkozy o della consorte Carla Bruni in occasionedel soggiorno in Brasile durante le feste di Natale. "Una feliceconclusione", ha detto il Partito comunista francese (Pcf), che hasalutato compiaciuto la decisione del ministro brasiliano dellaGiustizia Tarso Genro di concedere lo status di rifugiato politicoall'ex terrorista. "Nel 1985 la Francia, per voce del suo presidenteFrancois Mitterrand, si era impegnata ad accogliere sul suo territoriogli attivisti italiani che avevano rinunciato alla lotta armata - haosservato il portavoce del Pcf, Olivier Dartogolles -. Nel 2005 ladestra è ritornata sulla parola data dalla Francia e fin dalla suaelezione, il presidente Nicolas Sarkozy, non ha smesso di dare corda aSilvio Berlusconi su questo argomento". Il Pcf ha chiesto inoltre"alle autorità francesi di garantire asilo alle donne e agli uomini,come Marina Petrella, che hanno dato loro fiducia". Anche l'ex leaderdi Potere Operaio, Oreste Scalzone - pure lui ex rifugiato politico inFrancia - ha espresso la sua soddisfazione per questa decisione: "Sonofelice - ha detto - perché quest'ombra lunga di un ergastolo vienedissipata e non incombe più sulla vita di un uomo, in questo caso uncompagno di destino". La scrittrice Fred Vargas, molto amica diBattisti - secondo indiscrezioni stampa sarebbe intervenuta all'Eliseocontro la sua estradizione - non ha per ora rilasciato commenti allastampa, come ha precisato la sua casa editrice. Lo scrittore franceseSerge Quadruppani (traduttore in Francia dei libri di Andrea Camillerie Valerio Evangelisti), che nel 2000 aveva espresso pubblicamente ilsuo sostegno a Cesare Battisti contro la sua estradizione dal suolofrancese, ha detto all'ANSA di essere "molto contento" della decisonedel Brasile. "Così facendo il Brasile ha dato una lezione di giustiziaalla giustizia francese", ha osservato Quadruppani. Rispondendo alledomande dei giornalisti al termine del consiglio dei ministri di oggi,Luc Chatel, il portavoce del governo, ha precisato che "non c'é statoalcun intervento a favore di Battisti da parte di Carla Bruni-Sarkozynell'ambito degli scambi con il Brasile, come è già statopuntualizzato dal presidente al termine della sua visita in Brasile.Non ho altri commenti, dal momento che si tratta di un cittadinoitaliano che ha ottenuto asilo politico in Brasile". (ANSA).
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